Con l’arrivo della pandemia la nostra fragilità di umani si è manifestata improvvisamente.
Il cambiamento, che già si annunciava, ha avuto un‘accelerazione a causa del distanziamento imposto dal virus e l’utilizzo di tecnologie del lavoro a casa hanno portato ad alcuni cambiamenti che interessano l’abitazione.
La riscoperta del vestibolo
Gli antichi romani avevano già inventato tutto nella dimora dell’uomo: un piccolo spazio, il Vestibolo, con una funzione precisa di filtro tra il dentro e il fuori; un percorso obbligato prima di accedere all’intimità della casa. Un locale simile al Genkan dei giapponesi, tradizionale anticamera dove togliere e riparare le scarpe per accedere all’abitazione vera e propria. Basta quindi accesso diretto al soggiorno ma un nuovo piccolo spazio dove riporre scarpe, cappotti, cappello, guanti con un lavabo per lavare con cura le mani.
Gli spazi del lavoro
Con il lavoro a distanza gli uffici tenderanno a diminuire e le nostre case dovranno prevedere piccoli spazi attrezzati ad ufficio. La famiglia tipica vedrà i genitori lavorare in piccoli cubicoli e i figli che seguiranno le lezioni nelle loro camere via rete. I cinema rallenteranno l’affluenza e in casa ci si attrezzerà con grandi schermi.
Il ritorno del corridoio
Elemento indispensabile dei vecchi appartamenti lo abbiamo detestato a tal punto da divenire la prima cosa da eliminare. Ora, di fronte alle nuove esigenze di disimpegnare gli ambienti, che devono essere isolati anche acusticamente, il corridoio ridiventa indispensabile.
Il rapporto con l’esterno
L’abitazione italiana si protende verso l’esterno: terrazza, balcone, giardino. Gli spazi esterni giocheranno un ruolo sempre più importante anche per l’esercizio fisico indispensabile. Saranno quindi necessari spazi all’aperto sempre più ampi, coperti e confortevoli.
Dalle crisi dobbiamo imparare a fare l’inventario delle cose a cui siamo più legati e di quelle di cui possiamo facilmente liberare. Sarà così una vera rinascita.