L’eurirs, il parametro che definisce i mutui fissi è aumentato da inizio anno in maniera significativa.
Per un finanziamento di 100 mila euro finalizzato all’acquisto di un’abitazione del valore di 200 mila euro, i numeri evidenziano che per una durata ventennale il tasso fisso medio, calcolato sulle dieci offerte piu’ convenienti si pone all’1,45% con una rata di 576 euro, mentre per il variabile il tasso è dello 0,64% per una rata di 533 euro.
Il tasso medio effettivo del fisso 20 anni, infatti, si pone all 1,80% a fronte dello 0,9% dell’ indicizzato; nel trentennale il fisso è al 2,1% (con banche che pero’ gia’ arrivano oltre il 2,5%) contro l’1% del variabile.
La differenza di tasso tra le due tipologie di finanziamento non è ancora tale da rendere appetibile la scelta del variabile, tanto più che anche sui tassi a breve sono previsti movimenti al rialzo; nel giro di un anno, stando alle quotazioni attuali dei futures sull’Euribor, il parametro trimestrale è atteso in crescita di un punto.
Quanto al tasso fisso, se l’Eurirs salisse ancora di un punto portando il costo finale dei mutui a sfondare la barriera del 3%, a valori immobiliari invariati le conseguenze sarebbero tutto sommato accettabili: il passaggio di un finanziamento a trent’anni dal 2% al 3% costerebbe in ragione di 52 centesimi di euro al mese per ogni mille euro di mutuo.
Certo se si andasse oltre il 3% (in epoca di euro abbiamo visto i tassi fissi anche al 7% dieci anni fa) le conseguenze sul mercato immobiliare sarebbero inevitabili:
o si venderà a meno o sì venderà meno.